DEFUNTI E FURTO D’IDENTITÀ’: Un nuovo caso scuote il web.

Che succede ai profili dei defunti? Ai loro dati, alle loro foto e immagini…insomma alla loro identità digitale? Bella domanda…

Facebook in realtà, stando ai dati, è oggettivamente il più grande cimitero del mondo, e contiene qualcosa come 50 milioni di profili di defunti all’anno. E’ una cosa che molti di noi sicuramente avranno sperimentato, quella di avere a che fare con la morte di qualcuno che conoscevamo (o che qualche nostro contatto o conoscente aveva tra gli amici di Facebook) e di veder sparire le sue informazioni, le sue foto, poco dopo aver visto molte persone scrivere sulla sua bacheca messaggi di cordoglio e saluto.

Tuttavia un caso ha scosso e non poco l’opinione pubblica italiana nell’ultimo periodo, quello della madre di Luca Borgoni il 7 luglio scorso 22enne scalatore e appassionato di snowboard che era deceduto in un incidente accorso sul Monte Cervo, durante una competizione.

Ebbene la madre in questi mesi aveva continuato ad aggiornare il suo stato quasi che il figlio fosse stato ancora in vita. Tuttavia alla fin fine, dopo tante segnalazioni, Facebook ha fatto ciò che succede di solito in questi casi: le ha bloccato l’accesso e ha trasformato il profilo di Luca in un profilo commemorativo. La donna però si è lamentata di non potervi più accedere in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, e ha voluto confessare come quel profilo per lei rappresentasse l’unico modo per tenere ancora in vita una parte del figlio defunto, aiutata in questa dall’altra figlia Giulia.

Cristina Giordana (questo il nome della donna) aveva rivendicato il fatto di aver sempre condiviso contenuti positivi, creativi e mai macabri o tragici”. Tuttavia neppure lei è sfuggita alle maglie della severa regolamentazione di Facebook…

Si perché Facebook, su suggerimento di qualche utente, ha appurato la realtà e ha impedito alla madre l’accesso del profilo del figlio, che si è vista recapitare il messaggio anonimo di un certo Matteo che pur esprimendo cordoglio per la sua perdita ha concluso con “il regolamento è il regolamento”.

La donna ha anche rivelato di sentirsi offesa e ferita per aver letto “In memoria di..” sul nuovo profilo del figlio, dal momento che per lei il figlio non era mai morto, ma era ancora vivo anche grazie a quel Social Network.

Per lei quella pagina era innegabilmente “un piccolo rifugio senza pretese”. Ma cosa si può fare in questi casi,? Facebook è nota per non fare eccezioni e per pensare ad ogni eventualità, ma bisogna prendere atto del fatto che in pochi ancora oggi sanno dell’esistenza dell’opzione Contatto Erede.

Ma cos’è il Contatto Erede? Si tratta di un’opzione che prevede la possibilità di nominare un altro contatto depositario dei diritti di immagine del nostro profilo al momento della nostra morte, di modo da evitare che il profilo diventi commemorativo. Ma ben pochi sanno ancora oggi di questa opzione o la sfruttano, ed ecco spiegato l’iter che ha portato al totale blocco del profilo di Luca, anche per sua madre, così come quello di milioni di altri defunti.

Ma qual’è la situazione dei Defunti nel Social Network più importante del mondo? Beh stando ai dati e secondo Hachem Sadikki, candidato al dottorato all’Università del Massachusetts, entro il 2098 avremo molti più profili di defunti che di vivi, visto il sempre maggio numero di anziani che aprono profili ed il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale (sopratutto in occidente).

Il pericolo tuttavia è quello di entrare a far parte della foltissima schiera di Digital Ghosts, i cui dati sono sovente utilizzati in modo a dir poco irrispettoso se non addirittura illegale, come nel caso dei Fake Followers americani di cui abbiamo parlato tempo fa…

 

 

 

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE