Di Maio il caso delle Fake news

Tempi abbastanza difficili per chi fa informazione, per chi cerca di destreggiarsi tra social media, comunicati stampa e via discorrendo. Il rischio di cadere in Fake News, soprattutto per chi ha a che fare con la tormentata e difficile vita politica italiana, fatta di livore, eccessi, proclami shock e mancanza di coerenza.
L’ultimo caso (forse il più eclatante ma anche il più ironico da certi punti di vista) riguarda Luigi Di Maio, leader in pectore del M5S, Ministro del Lavoro e tra le personalità politiche di maggior importanza del paese.
Sovente Di Maio si è lasciato andare ad uscite che, per forma e contenuto, non erano esattamente il massimo; basti pensare alla fantomatica lobby dei malati di cancro, ad aver definito Pinochet dittatore del Venezuela o ai frequenti strafalcioni grammaticali e sintattici.
Tuttavia per una volta Di Maio non è il colpevole, ma la vittima, vittima della superficialità di chi non controlla le fonti e l’attendibilità delle notizie e sopratutto di uno dei tanti profili fake che ormai proliferano sui social media.
Del resto il rapporto tra i 5Stelle e le Fake News già in passato era stato uno dei cavalli di battaglia di Di Maio.

Il 25 ottobre uno dei Social Media Manager del MISE (Ministero dell’Industria e Sviluppo Economico) ha infatti rilanciato un tweet proveniente dall’account di Luigi Di Maio. O meglio di quello che pensava essere il profilo twitter di Luigi Di Maio…
Nel tweet Di Maio faceva riferimento alla chiusura della lunga vertenza riguardante il caso Whirpool, che si era chiuso con la decisione dell’azienda di non effettuare nessun esubero e di riportare anzi in Italia parte degli impianti che erano stati a suo tempo spostati in Polonia.
Oltre a questo però, gli hastag #condonofiscale e #condonoIschia, suggerivano un’apertura del Leader 5Stelle verso pratiche da sempre dichiarate contrarie all’idelogia politica del Movimento.

Di Maio

Se si fosse trattato di un profilo Fake ben fatto non vi sarebbe stato alcun problema, o perlomeno non sarebbe stato tanto grave, ma nella realtà il profilo era alquanto palesemente Fake, ironico se non proprio dissacrante. Sarebbe bastata un’indagine anche solo superficiale per comprenderlo: aveva infatti meno di 300 followers, mentre quello del Ministro diversi centinaia di migliaia, senza contare la diversità di contenuti, reazioni, retweet e via discorrendo.
Non una grande figura per il MISE, ed infatti nel giro di poche ore il popolo del web, nonché diverse personalità giornalistiche, hanno ironicamente fatto notare l’errore. Qualcuno ha persino lanciato il sospetto che la gaffe fosse stata creata ad hoc da qualche nemico del M5S…

Al di là del complottismo però, appare chiaro che di certo in Italia non tutti, all’interno dei Ministeri, delle Aziende Private e del mondo del giornalismo, hanno ben chiaro come sia strutturato il nuovo mondo dell’internet 3.0, di quanto sia ingarbugliato e complesso l’universo dei Social Media Manager.
Di certo il caso non ha fatto che porre ancora una volta alla gogna (pur se indirettamente) il Leader dei pentastellati, come se già non bastasse ciò che il web quotidianamente produce!

 

 

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