Far scoppiare la 3° guerra mondiale con un Tweet?

E’possibile far scoppiare la 3° guerra mondiale con un profilo falso su Twitter?

Prima di rispondere a questo quesito, proviamo ad analizzare ciò che sta accadendo oggi.

Cosa facciamo con i social network, ogni giorno?

I social network hanno preso il sopravvento: sono presenti in ogni momento della giornata grazie agli smartphone ed a sempre nuove tecnologie che ormai sovente diventano dei prolungamenti delle nostre intenzioni, gesti ed emozioni.

Attraverso i social network lavoriamo, troviamo l’amore, studiamo ed ovviamente comunichiamo.

Che effetto hanno i social network su di noi?

Questo utilizzo pervasivo dei social network, ogni giorno continua a plasmare le menti e le decisioni degli utenti (vedi il caso Cambridge Analytica) senza farci troppa attenzione. 

A volte la smania di sfruttare i social network per attirare l’attenzione ci fa uscire di senno e ci fa rischiare letteralmente la vita ( vedi  morti per il selfie perfetto)

Per non parlare della fatale abitudine nell’utilizzo dello smartphone in macchina provocando un aumento vertiginoso degli incidenti e su questo sono d’accordo sia studi anglosassoni provenienti dagli Stati Uniti, sia l’ACI che ha dichiarato che queste tipologie di incidenti dovuti ad un calo dall’attenzione e gli smartphone, sono ormai 3 su 4. ( vedi dichiarazioni dell’ACI).

Sono nate le prime casistiche di dipendenze patologiche dal web venendo alla luce i primi centri di disintossicazione da internet, aumento di suicidi in tragiche storie di cyberbullismo, genitori che non hanno compreso l’utilizzo saggio degli smartphone ed altre tecnologie da fare applicare ai propri figli. Quest’ultimi infatti vanno incontro più velocemente a patologie e deformazioni delle capacità visive e la salute della cervicale fin dai primi anni di utilizzo con abitudini sbagliate.

Come sta cambiando la politica con i social network?

Uno dei settori totalmente stravolto dal mondo dei social network è la Politica. Ebbene si. Oggi la “Politica” si fa sul web.

Infatti sul web, proprio in quei post, commenti e mi piace pubblici troviamo le opinioni delle persone e siamo in grado di percepire cosa la moltitudine delle persone pensa su un determinato argomento con la possibilità di comprendere, progettare e costruire il consenso popolare come una ricetta in laboratorio. 

L’economia dei dati ed il nuovo potere!?

E’ finito il tempo di quando si faceva affidamento solo sui sondaggi elettorali, in fase di campagna , oggi non dobbiamo nemmeno intervistare le persone e chiedere il permesso. I loro pensieri e desideri sono sotto gli occhi di tutti, sono espressi e sono pubblici.

Lo sanno bene i colossi del web americani della Silicon Valley che hanno inventato la “new economy dei dati”

Aziende come Google, Facebook, Amazon, Apple, Microsoft detengono informazioni categorizzate per ottenere dal loro utilizzo un modo intelligente per creare profitto per se stessi ed i propri stakeholder.

Come si vincono oggi le elezioni?

E’ questo che i nuovi “Politici” hanno capito. 
Il potere, oggi piùcchemai, dipende dalla grandezza del database di cui disponi e nella capacità di comprensione dei dati contenuti.

Così se per avere la possibilità di governare un paese, bisogna aspirare al massimo del consenso elettorale, allora si può anche credere a quel robot Neo Zelandese di nome SAM che entro il 2020,  ha l’obiettivo di poter piacere a tutti e vincere le elezioni, grazie all’intelligenza artificiale ed alla raccolta e comprensione dei big data sull’intera popolazione. (vedi il politico robot)

E così le elezioni vengono combattute, gestite e vinte proprio grazie ai nuovi strumenti di comunicazione. 

Vedi il caso Obama

Vedi il caso della campagna elettorale di Obama che fu il primo ad utilizzare un team esperto di digital marketing  per l’implementazione e lo studio delle landing page con uso di a/b test (delle pagine web progettate per far compiere un azione all’utente come quello di fare una donazione per la campagna elettorale oppure lasciare i propri dati per essere ricontattati) per ottenere alti tassi di conversione ed attrarre elettori verso le sue iniziative incentivandoli a supportare la sua campagna.

Vedi il caso Trump

Vedi le elezioni di Trump che ha sfruttato l’ambiguità delle fake news e la versatilità degli strumenti del web a suo vantaggio potendo sfruttare i desideri e paure più recondite degli americani per convincerli a fare una scelta ben precisa. Modalità che ancora oggi il presidente degli Stati Uniti si porta ancora dietro con il nome di “Russia Gate” che gli ha fatto rischiare più volte l’impeachment.

Vedi il caso Brexit

Vedi la Brexit, caso coinvolto negli scandali di Cambridge Analytica che ha fatto della analisi dei dati dei cittadini, una macchina da guerra della persuasione, sempre facendo leva sulle paure, i pregiudizi e l’intolleranza dei cittadini.

Vedi il caso italiano, Movimento 5 stelle e Lega Nord 

Vedi in ultima analisi il percorso negli ultimi anni di partiti politici come il Movimento 5 stelle e la Lega di Salvini che hanno capito che dovevano specializzarsi in qualcosa di specifico per differenziarsi dai vecchi oppositori e distinguersi.

Nel 1° caso

abbiamo Beppe Grillo che proibisce al suo movimento di andare in tv, creando un’informazione alternativa tramite canali autoreferenziali, pseudo televisioni e l’ufficiale blog attraverso il quale si sono inventate le partecipazioni dirette degli iscritti. Inoltre parliamo di un movimento politico generato proprio da un’azienda digitale esperta nelle strategie e negli strumenti del web e del marketing (come la seo, blogging, social media marketing, chatbot e funnel marketing automation).

Nel 2° caso

Matteo Salvini che nonostante in qualche modo sia collegato ad una sparizione di ingenti somme di denaro pubblico, con un team specializzato di social media manager non sbaglia un colpo e si è eretto come il paladino degli italiani e della sicurezza ottenendo altissimi consensi. 

In particolare Alessandro Orlowski uno dei maggiori esperti di hacking e fake news italiani, racconta nello specifico la strategia adottata dalla Lega per vincere le ultime elezioni sul blog “Rolling Stone”dove puoi leggere l’intervista integrale; di seguito qualche un estratto sulla “Bestia”, lo strumento della propaganda di Salvini – “hanno creato un sistema che controlla le reti social di Salvini ed analizza quali sono i post e i tweet che ottengono i migliori risultati, e che tipo di persone hanno interagito. In questo modo possono modificare la loro strategia attraverso la propaganda. Un esempio: pubblicano un post su Facebook in cui si parla di immigrazione, e il maggior numero di commenti è “i migranti ci tolgono il lavoro”? Il successivo post rafforzerà questa paura. I dirigenti leghisti hanno chiamato questo software La Bestia.”

Cosa fa Salvini?

 

 

 

 

 

 

E’ attentissimo ad apparire ed a comunicare tutto ciò che può far breccia nelle pance degli italiani, tanto da rischiare di far fotografare per sbaglio dei documenti importanti e classificati riservati relativi alla sicurezza nazionale su un aereo.

Cosa fa Trump?

Minaccia e si esprime su questioni molto importanti in modo frettoloso attraverso Twitter in modo incauto innescando situazioni che subisce tutto il mondo ogni giorno.

Cosa fa Papa Bergoglio?

Entra per la prima volta su Twitter e decide che il mondo è cambiato, divenuto moderno e per questo anche il suo modo di parlare al mondo deve essere adeguato e rinnovato.

E’ ora di prendere sul serio il Web

Qualche anno fa si riteneva il fenomeno del digitale e dei social network un mondo circoscritto a pochi smanettoni ed appassionati; oggi è divenuto un fenomeno popolare, trasversale e chiunque oggi voglia comunicare alla massa in modo efficace, di certo può farlo tramite gli spazi e gli strumenti virtuali del web.

Cosa può davvero fare un Tweet nel mondo?

Quello che una volta era poco importante, oggi vale come se fosse un’atto ufficiale. Al punto che oggi un capo di stato può dichiarare guerra con un tweet (vedi caso Kim Juan Yang) . Danneggiare l’intera reputazione di una religione. Una qualsiasi persona che sia rilevante può far crollare o manipolare interi mercati con delle dichiarazioni sul web ( vedi il caso Elon Musk).

Tutto ciò è anche l’effetto del globalismo che oggi vede il suo massimo con uno strumento così efficiente nell’unire persone e luoghi indipendentemente dai paralleli e meridiani.

Così per rispondere alla domanda iniziale:

possiamo far scoppiare la 3° guerra mondiale con un tweet?

Vorremmo sperare di no ma quello che è certo è che oggi bisogna prendere coscienza di come funziona il Mondo Moderno. Dobbiamo pesare e misurare con più cautela ciò che scriviamo online, il modo secondo il quale scegliamo di comunicare ed esprimere le nostre opinioni sul web, prevedendo quali conseguenze possono innescarsi con i nostri post, commenti e condivisioni ( vedi danni delle fake news).

Cosa dobbiamo fare?

Dobbiamo trasformarci in modo corretto nel Mondo Moderno a partire dalle istituzioni, capi di stato, ministri, politici, influencer, insegnanti.

Ad esempio ci auguriamo che non possa capitare più  l’equivoco ingenuo da parte del team che gestisce l’account del Ministero dell’Economia Italiana il quale ha scambiato un account falso del suo ministro in carica con un profilo falso che si è spacciato per Luigi Di Maio concedendo un retweet e quindi un approvazione e condivisione dei contenuti falsi non ufficiali.

Qundi la domanda è d’obbligo.

E se avessero per errore ricondiviso una dichiarazione di guerra?

 

 

 

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