FAKE FOLLOWERS: spariti improvvisamente da account di celebrità

In uno dei nostri ultimi articoli avevamo parlato dell’inchiesta riguardante il fenomeno americano dei Fake Followers, cioè della scoperta che un grandissimo numero di celebrità legate al mondo del cinema, della politica, della moda, dello sport e della musica, avessero tra i followers una percentuale incredibilmente alta di falsi, di profili cioè assolutamente inventati di sana pianta.

A darglieli (o meglio, a venderglieli) stando ad un’inchiesta del New York Times, sarebbe stata la Devumi, un’azienda fantasma creata da German Calas, laureato al MIT e residente in Florida, che a cifre irrisorie fornisce ai clienti migliaia di followers per aumentare la visibilità.

Un espediente ingegnoso e remunerativo, peccato che Calas per creare i profili si sia spesso affidato a veri e propri furti di dati, rubando immagini o dati sensibili dai profili di altri utenti, per crearne di nuovi da vendere a 255 dollari ogni 25.000 fake follower. E la pratica ha avuto tanto successo che in men che non si dica celebrità del calibro di Justin Bieber, Barack Obama, Katy Perry, Lady Gaga, Lebron James, Leo di Caprio hanno cominciato a foraggiare un mercato che invece di procacciare loro persone vere, incoraggiava Devumi ad inventarne di inesistenti con metodi illegali.

Ecco dove si è trasferita la Devumi: dalla Florida ad alcuni anonimi edifici a Denver

A seguito dell’inchiesta sui Fake Followers del New York Times , la Procura di Stato aveva aperto un’indagine ufficiale, e dopo aver inizialmente smentito ogni accusa, la Devumi si è trasferita a New York e nel Colorado,  Calas è sostanzialmente diventato irreperibile e ha lasciato i suoi clienti nella burrasca.

Alcuni, come il due volte campione olimpico di canottaggio James Cracknell, hanno confessato di essersi pentiti di aver fatto questi acquisti, denunciando la superficialità insita nel giudicare una artista o sportivo per i followers.

Altri, come l’economista Jason Shenker, hanno invece rivendicato la necessità professionale di consolidare la propria reputazione, e sui social questo vuol dire avere più followers possibili, non importa come.

Alla fin fine però l’impressione è che si diventi dipendenti…

La novità delle ultime ore però, è il fatto che circa un milione di profili definibili come Fake Followers sono spariti, con la conseguente perdita di “immagine” per tanti vip, star ed influencers vari, che per la verità si sono dimostrati abbastanza ingenui.

E’ infatti chiaro che se una buona parte dei tuoi “aficionados” digitali non esistono…beh i Fake Followers non possono commentare, condividere, insomma inviarti quei feedback che rendono migliori le varie metriche digitali.

Sicuramente poi il manifestarsi di tale calo non può che avere effetti nocivi sulla reputazione di chi ha incautamente fatto affidamento ad aziende di questo tipo per aumentare la propria visibilità.

(grazie a Matteo Flora per il suo contenuto video sulla vicenda Fake Follower americana)

 

Possiamo sperare che tale evento serva ad esempio per quanti sognano di diventare più popolari solo aprendo (e neppure molto in realtà) il portafoglio, senza fatica o investire tempo ed energie nel proporre contenuti ed idee accattivanti.

Per ora chi sta sui social dovrà fare sempre molta attenzione, dal momento che ben il 15% degli account su Twitter sono falsi, idem per 60 milioni di account Facebook…insomma, la piaga dei Fake Followers, nonostante le indagini a New York, appare ben lontana dall’essersi esaurita.

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